In molti casi dopo la perdita dei denti superiori posteriori, molari e premolari, l'osso del mascellare può subire un processo di riassorbimento tale da pregiudicare l'inserimento di viti implantari.
Se la carenza ossea in altezza riguarda solo pochi millimetri è possibile ovviare all'inconveniente utilizzando la tecnica che prevede il piccolo (mini) rialzo del seno paranasale.
Il seno paranasale mascellare é una cavità vuota collegata con il naso che si trova, semplicisticamente, tra l'orbita oculare e i denti superiori.
Con il piccolo rialzo del seno se ne ottiene il parziale riempimento aumentando così la quantità ossea in altezza che permetterà l'inserimento implantare
Più estesamente: il chirurgo pratica un foro nell'osso ma non avrà lunghezza sufficiente per inserire un impianto dentale perchè l'altezza ossea è modesta.
Successivamente introdurrà nel foro praticato del materiale (osso del paziente o biomateriale del commercio).
Utilizzando uno strumento particolare spingerà questo materiale verso l'alto,dove si trova il seno paranasale.
Si ottiene così il sollevamento della membrana che tapezza il seno paranasale che si comporterà come fosse una tenda, al di sotto della quale si troverà il materiale innestato.
A questo punto si è ottenuto l'incremento osseo necessario e sarà possibile inserire l'impianto dentale.
La tecnica del mini rialzo del seno paranasale, detta anche transcrestale o transalveolare per incrementare la quota ossea verticale dell'osso mascellare a scopo implantologico è stata per la prima volta descritta da Tatum nel 1986. (1)
E' previsto l'uso di strumenti osteotomici cilindrici o conici che portano ad una frattura del pavimento del seno paranasale con il sollevamento contestuale della mucosa interna.
Summers nel 1994 (2) descrive una tecnica che prevede l'utilizzo di strumenti conici che portano ad aumentare la compattezza dell'osso mentre la parte apicale tagliente e concava dello strumento porta a al sollevamento della teca ossea.
Una revisione del 2008 (3) della letteratura ha confermato che la tecnica è predicibile e comporta un disconfort molto minore rispetto al grande rialzo con approccio laterale e che anzi sotto questo profilo le complicazioni si discostano poco dalla inserzione implantare semplice.
INDICAZIONI
-Zone edentule con altezza ossea residua dai 4 ai 6 mm
-Mucosa del seno spessa (valutabile con TC)
-Pavimento del seno non eccessivamente inclinato.
La tecnica è a cielo coperto e la pricipale problematica riguarda la perforazione della membrana del seno, evidenziata dalla positività della manovra di Valsalva.
CONTROINDICAZIONI
-Altezza dell'osso residuo superiore ai 6 mm perchè in questo caso c'è la possibilità di inserire impianti corti
-Inclinazione del pavimento del seno sopra i 45° che porta l'osteotomo ad affrontare una parete ossea non sollevabile
-Presenza nel sito di setto di Underwood, per lo stesso motivo sopra citato.
TECNICA CHIRURGICA
Scheletrizzata la cresta è possibile utilizzare parzialmente delle frese di perforazione arrestandosi 1-2 mm di distanza dal pavimento, utilizzando nel caso di osteotomi conici una serie di stumenti di diametro crescente.
Successivamente si procede alla frattura dell'osso del pavimento del seno con un osteotomo di diametro inferiore in modo che lo strumento non resti impegnato nelle pareti ossee e mostri all'operatore una consistenza errata del pavimento durante le operazioni di percussione.
L'operatore può in altre parole percepire una resistenza ossea che può erroneamente attribuire alla consistenza del pavimento e che invece è causata dall'impegno dello strumento sulle pareti insistendo troppo con il percussore e lacerando la membrana; con un osteotomo di diametro inferiore l'unica resistenza all'avanzamento dello strumento sarà dovuta solo al pavimento del seno.
E' possibile in seguito l'inserimento di osso autologo o biomateriale, anche se la tecnica può essere eseguita senza l'utilizzo di materiale di riempimento ottenendo però un minore incremento verticale.(4)
La quantità di biomateriale o di osso autologo impiegato è pari a 0,2- 0,3 g per sito, introdotto a più riprese nel neoalveolo e a più riprese sospinto con l'osteotomo che deve sempre rimanere al di sotto del confine del pavimento del seno.
Una variazione alla tecnica può essere l'utilizzo di una fresa carotatrice che viene usata sino ad appoggiarsi al pavimento del seno.
Successivamente il cilindro osseo preparato può essere sospinto all'interno del seno con un osteotomo, alla stregua di un innesto autologo.(5)
Nel caso di lacerazione della membrana a volte è possibile il tentativo di riparazione se il diametro della perforazione ossea è consistente; si può tentare uno scollamento retrogrado della membrana e l'inserimento di una membrana riassorbibile a chiusura della lacerazione, l'alternativa per la riparazione certa è l'utilizzo della tecnica a cielo aperto aprendo una finestra laterale e procedendo quindi allo scollamento della membrana e la sua riparazione.
BIBLIOGRAFIA
1) Tatum H Jr Maxillary and sinus implant reconstructions. Dent Clin North Am 1986; 30: 207-229
2) Summers RB. A new concept in maxillary implant surgery: the osteotome techniqe. Compendium 1994; 15:152-154-6,158
3) Tan Wc et al. A systematic review pf the success of sinus floor elevation and survival of implants inserted in combination with sinus floor elevation .Part II:transalveolar technique. J Clin Periodontol 2008; 35(Suppl 8 :241-254
4) Pjetursson BE et al. Maxillary sinus floor elevation using the (transalveolar) osteotome technique with or without grafting material.Part I Implant survival and patients' perception. Clin Oral Implants Res 2009a;20:667-676
5) Fugazzotto PA. The modified trephine/osteotome sinus augmentation technique: tecnical considerations and discussion of indication. Implant Dent 2001;10:259-254